ARTICOLI


31  MAGGIO

 

Giornata Mondiale senza Tabacco

 

(Dott. Giulio Donazzan)

 

 

 

L’ Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha istituito dal 1987 la “Giornata mondiale senza tabacco”, che da allora viene riproposta ogni anno il 31 maggio.

Lo scopo è quello di incoraggiare a livello mondiale un breve periodo di 24 ore in cui astenersi dal consumo di tabacco, di non far dimenticare alle autorità sanitarie dei vari stati la pericolosità di questa dipendenza e di sottolineare la necessità di attuare misure preventive, da riproporre con costanza ogni anno .

Il consumo di tabacco provoca a livello mondiale circa 6 milioni di morti all’ announa cifra che è destinata a crescere a più di 8 milioni l'anno entro il 2030, se non vi sarà un impegno concreto a contrastare l’ abitudine al fumo.Circa il 10%, avviene in soggetti non fumatori, esposti al fumo passivo prodotto da altri.

 

In effetti l’ OMS ha classificato il tabagismo come una “dipendenza dalla nicotina”, analogamente ad altre dipendenze: da alcool, da droghe, da farmaci; e ne sottolinea la pericolosità per lo stato di salute e benessere.

Inoltre a livello mondiale peggiora le disuguaglianze sanitarie e aggrava la povertà; le persone più povere spendono meno per: cibo; istruzione; assistenza sanitaria.

Circa l'80% delle morti premature tabacco correlate si verificano principalmente negli stati a basso o medio reddito pro-capite. 

Gli interessi dell’ industria e dei produttori di tabacco si oppongono strenuamente alle limitazioni all’ uso di tabacco messe in atto in varie nazioni rendendo meno efficaci le misure di prevenzione adottate.

Nel mondo 1 uomo su 4 è fumatore, in Italia 1 uomo su 4 è fumatore

Nel mondo 1 donna su 20 è fumatrice, in Italia 1 donna su 8 è fumatrice

Questa giornata assume ancor più significato nel voler sottolineare i danni da fumo.

 

Chi fuma in Italia

 

Secondo i dati raccolti nel 2017 dall’ Istituto Superiore di Sanità, tramite istituto Doxa, nella popolazione italiana con più di 15 anni, pari a 52,4 milioni di abitanti, abbiamo:

 

34,1 milioni di non fumatori, pari al 65,1% del campione esaminato, che può essere ulteriormente suddiviso in:

15,0 milioni di uomini (59,5% di tutti gli uomini del campione) e 

19,1 milioni di donne (70,3% di tutte le donne del campione)

 

6,6 milioni di ex fumatori,pari al 12,6% del campione, di cui:

4,2 milioni di uomini (16,7% di tutti gli uomini del campione) e

2,4 milioni di donne (8,8% di tutte le donne del campione)

 

11,7 milioni di fumatori,pari al 22,3% del campione, di cui

6,0 milioni di uomini (23,9% di tutti gli uomini del campione)

5,7 milioni di donne (20,8% di tutte le donne del campione)

 

(Vedi anche il sito del Ministero della Salute)

 

 

 

Una ulteriore considerazione è che il numero di donne fumatrici è in aumento rispetto al passato, ha raggiunto ormai quello degli uomini, ed analogamente l’ incidenza di tumori polmonari è in aumento nella popolazione femminile.

Ulteriori dati forniti dal Ministero segnalano che in Italia tra i giovani al di sotto dei 19 anni il fumo è maggiormente diffuso rispetto ad altri paesi e di come aumentano i fumatori medi e pesanti tra i giovani: 

In Italia 15,3% i giovani di sesso maschile e di età tra i 14 e 19 anni fuma, rispetto al 10,6% del resto del mondo ed il 9,2% tra le giovani di sesso femminile e di età tra i 14 e 19 anni rispetto al 3,0% del resto del mondo (Indagine DOXA-ISS 2017)

 

 

Nella tabella si vede come le % di fumatori di 25 o più sigarette al giorno tra i giovani di 15-24 anni sia aumentato da 0,7% del 2016 a 3,2% del 2017.

 

Unico dato che sembra in miglioramento e che probabilmente è anche una conseguenza della attuale normativa restrittiva sulla vendita del tabacco e sulla proibizione del fumo negli ambienti aperti al pubblico, è la diminuzione della vendita di sigarette registrata negli ultimi 18 anni. (vedi tabella)

 

 

 

Perché il fumo di tabacco fa male

 

Il fumo di tabacco contiene 5.000 sostanze differenti che si introducono nel nostro organismo attraverso i polmoni. 

Molte di queste sostanze sono irritanti per l’ apparato respiratorio; altre, come la nicotina, creano dipendenza; altre sono in grado di entrare in circolazione e tramite il sangue raggiungere anche altri organi ed apparati; altre danneggiano l’ apparato cardiocircolatorio; alcune sono in grado di provocare tumori.

 

Complessivamente l’ aspettativa di vita di un fumatore è di 10 anni inferiore rispetto a quelle del non fumatore.

 

Anche i non fumatori vengono sicuramente danneggiati dal fumo passivo, perché assorbono una parte di queste sostanze tossiche dal fumo prodotto da chi gli sta vicino. Particolarmente danneggiati sono i bambini che assorbono queste sostanze proprio nelle fasi di crescita e sviluppo.

 

Le patologie sicuramente messe in relazione al fumo di tabacco sono:

- Tumori polmonari, che nel 90% dei casi sono provocati dal fumo di tabacco e senza il contributo del fumo di tabacco sarebbero dei tumori rari, mentre oggi sono la prima causa di morte per tumore nel maschio e nella femmina vengono subito dopo la neoplasia della mammella.

Nella tabella si vede l’ andamento nel tempo dal 1900 al 2010, del consumo di tabacco (linea blù) e il numero di diagnosi di neoplasia polmonare (linea rossa) negli Stati Uniti. Qui dagli anni 60 sono state introdotte una serie di normative di limitazione a vendita ed uso di tabacco che hanno determinato con un ventennio di ritardo una diminuzione delle diagnosi di tumore polmonare. 

 

 

- Tumori in altri organi, come la vescica, che raccoglie una serie di sostanze tossiche introdotte con il fumo, passate nel sangue e espulse con l’ urina, tra cui sostanze cancerogene

- la BroncoPneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO), che provoca una situazione di infiammazione cronica dei bronchi e del tessuto polmonare

- l’Enfisema polmonare, che distrugge la struttura del polmone, e che provoca una costante e grave perdita della capacità respiratoria del polmone.

- il restringimento dei vasi sanguigni che provoca ischemie gravi con: infarto miocardico e danneggiamento del muscolo ed a volte morte; ictus con danneggiamento e morte di cellule cerebrali; ischemia agli arti inferiori con gangrena e piaghe che necessitano di interventi chirurgici di amputazione,

 

Il fumo di tabacco favorisce inoltre: insorgenza di impotenza maschile e femminile, osteoporosi, ritardo di crescita e sviluppo del feto in gravidanza se la madre fuma.

 

Va inoltre considerato che:

- per il tumore polmonare non esistono tecniche di diagnosi precoce e spesso si manifesta tardivamente, quando ormai ha danneggiato ampie zone di polmone se non addirittura dell’ intero organismo

- per la BPCO, e l’ insufficienza respiratoria che ne consegue, eiste sicuramente una scarsa diagnosi tanto che per farla emergere come patologia è stata recentemente resa esente ticket (ET 57) nelle forme medio gravi in modo da poterla trattare adeguatamente nelle forme con insufficienza respiratoria

- per la BPCO l’ unica strategia in grado di influenzare la progressione della malattia è sicuramente la cessazione del fumo, che riesce ad impedire il rapido declino funzionale della malattia. 

 

 

 

 

Smettere di fumare

 

 

 

Esistono indubbi vantaggi dalla cessazione dell’ abitudine al fumo ed anche se smettere di fumare può risultare difficile o anche se dopo un primo tentativo si ricade nell’ abitudine al fumo, vale la pena di insistere e cercare di raggiungere questo obiettivo

Alcuni vantaggi con la cessazione del fumo

 


 

 

 

Fumo passivo

 

Uno dei recenti obiettivi della campagna contro il fumo è la sensibilizzazione sul fumo passivo all’ interno dell’ auto, in particolare in presenza di minori e di donne in gravidanza, dato che lo scarso ricambio di aria nell’ abitacolo fa raggiungere concentrazioni di particolato tossico particolarmente elevate e dai dati statistici raccolti più del 50% dei fumatori fuma anche in auto ed un 5,3% anche in presenza di minori (Indagine DOXA-ISS 2017).

 

Centro Consulenza Fumatori

 

L’Azienda sanitaria ha istituito da tempo un Centro di Consulenza Fumatori con sedi a:

Bolzano-Bozen, p.zza W.A.Loew Cadonna Plz.12, Tel 0471 909600 

Egna Neumarkt, p.zza Bonatti Plz. 1, Tel 0471 829255

Informazioni sono inoltre disponibili presso le sedi di Bressanone, Brunico e Merano del Servizio Pneumologico Territoriale, presso la Pneumologia Ospedaliera di Bolzano e presso i medici di medicina generale.

La LILT (Lega per la Lotta ai Tumori) ha organizzato anche quest’anno una campagna di sensibilizzazione nelle scuole medie, età in cui si viene a contatto con il problema fumo, che culmina il 31.05.2018 in una manifestazione comune delle classi coinvolte presso il Teatro RAINERUM

 

Inoltre LILT organizza, in associazione con ALIR (Associazione per la Lotta all’ Insufcicienza Respiratoria), con il Servizio Pneumologico Territoriale dell’ Azienda Sanitaria e con il Reparto Pneumologia dell’ Ospedale, la Giornata della Spirometria il 9 giugno 2018 in Piazza della Mostra a Bolzano, con orario 9,00-12,00 , dove sarà possibile eseguire gratuitamente la spirometria. 

 

 

 

 

 

 

 

Dott. Giulio Donazzan

(Primario emerito del reparto di Pneumologia dell’Ospedale di Bolzano)

 


DONATORI DI MUSICA
per una nuova cultura della cura

(dott. Claudio Graiff)

 


 

Da ormai una decina d’anni i reparti di oncologia medica degli ospedali di Bolzano e Carrara hanno dato vita ad una straordinaria esperienza di incontro e collaborazione tra Musica e Medicina.
Tutto iniziò quando il grande musicologo fiorentino GianAndrea Lodovici (1960-2008), ammalato di tumore in fase avanzata, si rese conto che il difficile periodo della vita che stava attraversando condizionava in modo totalizzante la sua abituale dimensione spazio-temporale, costringendo proprio lui, cittadino del mondo abituato a viaggiare tra popoli e culture, a fermarsi per lunghe e ripetute frequentazioni ospedaliere e conquistando, quasi un’usurpazione, una centralità assoluta nei suoi pensieri e nelle sue azioni.
Il doversi occupare quasi esclusivamente della sua malattia aveva inevitabilmente costretto GianAndrea a rinunciare ad ogni interesse, che non fosse quello della sua sopravvivenza e dei rapporti con il personale sanitario e con i suoi familiari più vicini. Ne parlò con i medici curanti e trovò una mano tesa nella proposta che gli venne fatta di portare parte della sua attività proprio in ospedale, con l’organizzazione di un concerto presso il reparto di cui era ospite.


La ritrovata progettualità gli diede nuovi stimoli, lo aiutò a dare un nuovo significato alla sua terribile esperienza di malattia e lo spinse, in questo sempre sostenuto e spronato dai medici, a proseguire con l’organizzazione di una vera e propria stagione concertistica ospedaliera, nel corso della quale si esibirono alcuni tra i massimi musicisti “classici”, tutti amici o conoscenti di quest’uomo che occupava una posizione centrale nel mondo della cosiddetta “musica colta”, e con il quale spesso avevano anche un debito di riconoscenza.

Accadde allora, cosa forse inattesa ma a ben vedere non sorprendente, che i concerti destarono l’interesse anche degli altri ammalati presenti in reparto, del personale sanitario e dei volontari, che vi videro un modo nuovo di vivere la presenza in ospedale.
Da qui l’idea nel 2009 di rendere “sistema” quest’esperienza pionieristica, strutturando una vera e propria rete di musicisti, medici, operatori sanitari, familiari di ammalati, volontari, pronta a portare la grande musica in ogni reparto che la volesse accogliere, dando così compimento alle parole che lo stesso Lodovici lasciò scritte:

“…perché la Grande Musica divenga sempre più uno Strumento di importante aiuto alle cure mediche in ogni reparto di Oncologia”

Da allora la musica è diventata gradualmente una presenza costante non più solamente nei reparti di oncologia di Carrara e Bolzano, ma ormai in ben venti ospedali italiani, in uno in Austria e anche in alcuni istituti per la cura dei tumori negli Stati Uniti d’America, con un gruppo di oltre 300 tra i più importanti musicisti italiani e stranieri, pronti a donare ogni anno almeno un concerto in una delle oncologie aderenti al progetto, e centinaia di concerti (di cui oltre cento solo a Bolzano) ad oggi già realizzati.

A Bolzano il progetto è decollato e si è sviluppato grazie anche all’entusiastica collaborazione fornita dal direttivo e dai volontari della LILT di Bolzano, a partire dal suo Presidente prof. Paolo Coser, e dalla signora Fabrizia Nerozzi, insieme ad altre organizzazioni e singoli, tra i quali voglio ricordare in particolare Francesco D’Onofrio, direttore dello Hotel Città, che ormai da anni offre il pernottamento ai Musicisti che vengono da più lontano, Gian Franco Magi che si occupa della documentazione video degli eventi, Silvano Morandi, presenza discreta ma imprescindibile, Edi Rabini con il suo contributo culturale ed operativo e la ditta Saccuman Pianoforti che si prende cura del pianoforte, stabilmente residente in reparto grazie ad un accordo economico agevolato tra la ditta Furcht di Milano, che lo ha generosamente messo a disposizione, e la Lega per la Lotta contro i Tumori di Bolzano.
Senza questo formidabile aiuto il progetto difficilmente sarebbe stato possibile e soprattutto sostenibile, dato che la sua realizzazione si basa esclusivamente sul volontariato a tutti i livelli, e nessuno è compensato per quanto fa. a cominciare dagli stessi musicisti e dal personale sanitario.

Anche per questo probabilmente il progetto è stato più volte oggetto di riconoscimenti importanti, tra i quali basti citare il premio internazionale Alexander Langer e il premio Abbiati della critica musicale. E proprio l‘opera preziosa, costante, discreta dei volontari, quelli appartenenti alla Lega per la Lotta contro i Tumori in prima fila, ma non solo, è stata l’imprescindibile premessa del grande successo ottenuto dall’iniziativa, che prevede un’organizzazione non semplice, delle cui fasi queste persone si fanno carico con generosa costanza e silenziosa disponibilità.

Le caratteristiche di questi eventi sono:

la continuità: i concerti sono sempre parte di stagioni regolari e continuative;

la qualità: i concerti sono tenuti da musicisti con un’attività concertistica consolidata, per garantire un livello analogo a quello delle “normali” stagioni concertistiche più importanti;

l’empatia: i concertisti non indossano il frac, e normalmente dialogano con il pubblico, presentando i brani e scegliendo un programma di facile ascolto. Anche agli operatori sanitari è raccomandato di non indossare alcun abbigliamento di funzione. È previsto anche un momento conviviale dopo il concerto, perché i pazienti possano parlare e conoscere personalmente i musicisti, nell'ottica di un abbattimento delle barriere e delle distinzioni tra "malato” e "sano" e naturalmente tra "medico" e "paziente";

nessuno scopo di lucro: i musicisti si esibiscono gratuitamente (è soltanto prevista l’ospitalità per una notte e il rimborso delle eventuali spese di viaggio). I concerti sono tutti ad ingresso gratuito e limitato ai pazienti, ai loro familiari, ai volontari ed allo staff ospedaliero, così da non interferire con le stagioni concertistiche tradizionali.

Ma non è solo una questione di persone, anche le strutture subiscono in occasione dei concerti trasformazioni importanti, basti pensare al luogo che li accoglie, a Bolzano la sala d’attesa del reparto di oncologia, che si trasforma in Sala della Musica, intitolata a Carlotta Nobile, musicista, donatrice di musica e ammalata di tumore.

La sala d’attesa modifica ad ogni concerto il proprio arredo e la propria funzione, con lo scopo di cambiare in coloro che la frequentano la percezione del luogo, affinché il suo nuovo “vestito” le dia una connotazione diversa, che possa trasmettere il senso del calore e dell’empatia. Ed è proprio con il concerto che si compie quella che può essere definita la transizione, quasi la trasfigurazione di un luogo fisico ospedaliero.

Un’operazione che parte da lontano, dalla constatazione che ormai più di trent’anni fa non potei evitare, osservando i comportamenti delle persone nelle sale d’attesa degli ospedali, di un’umanità compressa, inibita, bloccata, soffocata nell’isolamento e nella difficoltà di dialogo tra persone, che pur condividendo un’esperienza di vita tra le più significative e drammatiche, generalmente non trovano in queste sale, dove pur stanno sedute l’una accanto all’altra e dove trascorrono non poco tempo, la forza di spezzare questo isolamento e aprirsi ad un dialogo vero, profondo, sincero.

Questo tipo di format ha permesso al progetto di contribuire in maniera molto significativa a raggiungere alcuni obiettivi della “cura”, un atto che va oltre la mera “terapia”, obiettivi talvolta trascurati nelle strutture sanitarie, quali:

- spostare il focus dalla cura della malattia alla cura della persona, prendendosi cura ad un tempo degli ammalati, ma anche dei cosiddetti “sani” che si trovano a condividere la presenza in ospedale, perseguendo l’eccellenza nell’ “accoglienza”e non solo la comunque imprescindibile eccellenza clinica;

- ricomporre la lacerazione del vissuto e dello spazio-tempo nell’ammalato e nel suo gruppo familiare;

- portare sollievo, attraverso esperienze di normalità e di autentica bellezza collocate dentro lo spazio-tempo della malattia;

- collegare e ricollegare un senso ed un significato alla sofferenza, su basi empiriche, razionali ma anche emotive, portando ad un rinnovato e laico “umanesimo” in medicina, nel senso letterario e culturale del termine.

Ed i risultati di tutto questo si sono visti anche nelle misure di qualità di vita degli ammalati, attraverso il miglioramento della qualità e quantità del sonno, la riduzione di nausea e vomito, l’aumento dell’appetito, la riduzione del dolore, la riduzione dell’ansia e un migliore controllo sintomatico individuale.

Infatti Donatori di Musica è anche scienza, dato che sin dall’inizio è stato fatto con costanza un lavoro di controllo e verifica, discussione e validazione, un vero e proprio studio sistematico, con il fine di comprendere la portata reale ed il significato di quanto accade in queste occasioni, nelle quali tutti viviamo momenti molto intensi e dai quali usciamo sempre diversi, “cambiati”. I risultati sono stati pubblicati e sono stati oggetto di attenzione e di plauso da parte delle società scientifiche di ambito oncologico non solo in Italia, ma anche negli Stati Uniti d’America.

 

Certamente non basta questo per cambiare, però può essere un modo di cominciare, un simbolo, un germe di quella trasformazione che la medicina e le strutture che ne ospitano l’esercizio dovranno compiere. Modificare non solo le modalità dell’assistenza, ma anche le strutture stesse nelle quali essa si svolge e trasformare i luoghi della segregazione in luoghi aperti, di commistione e “contaminazione” reciproca.

Solo con l’insieme di queste trasformazioni, piccole e grandi, culturali, strutturali e funzionali, una delle componenti più importanti dell’atto medico, l’attività di cura, acquista o forse meglio, si riappropria di un significato più ampio, che va oltre il suo nucleo, quello rappresentato dall’atto terapeutico, per assumere il suo significato originario di “prendersi cura… essere al servizio di…amare… proteggere… formare… assistere… custodire…” .
E’ chiaro che, intesa in questo senso, l’attività di cura è un esercizio culturale, ed anche politico, nel senso nobile del termine. La cultura della cura ,in senso lato, è inevitabilmente trasversale e coinvolge la cosiddetta società civile, della quale i Musicisti rappresentano una delle parti più nobili e sensibili, soprattutto quando attraverso i loro concerti vengono a “portare vita” nei luoghi della sofferenza e ad aiutarci a trasformarli in luoghi della speranza, della condivisione e del ben-essere.

 

La medicina non può limitarsi all’esercizio terapeutico, ma, aprendosi al mondo esterno e cercando le necessarie sinergie, deve invece guidare questo cambiamento verso una nuova dimensione della cura, una dimensione della quale però non può né deve avere il monopolio ed è per questo che la “società” non può né deve delegare la cura, quand’anche correttamente deleghi la terapia. 

 

 

Dott. Claudio Graiff

(Primario emerito del reparto di Oncologia medica dell’Ospedale di Bolzano)

 


LILT Bolzano ringrazia il Dott. Claudio Graiff per questo articolo sui progressi delle terapie nella lotta contro i tumori che pubblichiamo in occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro 

 

Progressi nella terapia dei tumori

 

 

 

Lo sviluppo di nuovi strumenti, tecniche e procedure per il trattamento dei tumori è stato negli ultimi due decenni davvero tumultuoso. Gli elementi alla base di questa rapida evoluzione sono stati sostanzialmente tre: il progresso tecnologico, le nuove conoscenze della biologia molecolare (parole come genetica, epigenetica, genomica, proteomica sono oggi quasi entrate nel lessico comune), la ricerca traslazionale.

Le nuove tecnologie hanno contribuito fortemente allo sviluppo di una chirurgia oncologica radicale e nel contempo meno invasiva, ad una crescente sofisticazione delle tecniche e metodiche in radioterapia, ma anche allo sviluppo di nuovi agenti farmacologici, grazie per esempio a tecniche di ingegnerizzazione delle molecole e strutture biologiche nonchè alle nanotecnologie, cioè la lavorazione di particelle di dimensioni inferiori a 100 nanometri, dimensioni alle quali si modificano fortemente molte proprietà del materiale di partenza, conferendo allo stesso un comportamento assolutamente peculiare e diverso.

Già relativamente numerose sono le applicazioni delle nanotecnologie nella terapia farmacologica e medica di alcuni tumori e moltissime le linee di ricerca sull’argomento.
Una recente linea di sviluppo è quella che prende il nome di
“teranostica”, un neologismo che significa unione tra procedure terapeutiche e diagnostiche.

Una delle molte applicazioni di questo approccio innovativo è stata, a titolo di esempio, la produzione di farmaci disegnati ad hoc, di dimensioni infinitamente piccole, che possono penetrare nella cellula tumorale e silenziare un gene mutato, la cui anomala attivazione determina la crescita tumorale.

Biologia molecolare e scienze mediche hanno trovato una ormai irrinunciabile piattaforma comune nella ricerca traslazionale, vale a dire la stretta interazione tra ricerca di base e ricerca clinica. L’obiettivo prioritario della ricerca traslazionale è il trasferimento più celere possibile delle conoscenze della ricerca di base, con particolare riferimento alla ricerca molecolare sulle cellule tumorali, all’applicazione in sperimentazione terapeutica.

Tutto ciò sta alla base dell’evoluzione del concetto terapeutico stesso in oncologia medica, che si è spostato dalla ricerca di “standard” terapeutici uguali per tutti, ai nuovi concetti di terapia personalizzata e di medicina di precisione.

Alcune applicazioni già attuali di “Precision Medicine” si basano proprio sul connubio tra le nuove tecnologie e la ricerca molecolare di base con la ricerca clinica: le moderne tecnologie permettono di studiare il genoma di ogni individuo e dei singoli tumori fino a giungere ad una vera e propria caratterizzazione del singolo tumore (la cosiddetta firma molecolare), sulla base della quale è possibile mettere a punto farmaci specifici ed individualizzati.

Su questa base, i farmaci a bersaglio molecolare, la cosiddetta Target Therapy, o i “farmaci intelligenti di biotecnologia” sono una delle acquisizioni più promettenti degli ultimi anni, che del tutto recentemente, spostando il focus dalla cellula tumorale al sistema immunitario, hanno permesso attraverso una nuova generazione di farmaci di aprire nuove importanti prospettive nel campo del trattamento immunologico dei tumori, dando forte impulso al settore dell’immuno-oncologia.

Questi ed altri sono i progressi che hanno consentito di sviluppare nuove importanti conoscenze sulla biologia dei tumori e, di conseguenza, di produrre nuovi farmaci, sempre più precisi e personalizzati.

Purtuttavia non possiamo tacere che non sempre l’innovazione tecnologica ha coinciso con un reale tangibile miglioramento della sopravvivenza degli ammalati.

 

In alcuni settori, come quello del’immuno-oncologia, i risultati sono straordinari e molto importanti, in altri campi dell’applicazione delle terapie molecolari molto meno; ciò significa che c’è molto ancora da studiare e capire per poter utilizzare al meglio questi nuovi strumenti.

E per fare questo si deve potenziare da un lato la ricerca spontanea “no profit” sulle nuove molecole autorizzate alla distribuzione, quella ricerca che non possiamo mettere in carico all’industria, e dall'altro l’interdisciplinarità, frutto di un dialogo sempre più stretto tra i diversi studiosi e specialisti che si occupano della cura dei tumori. Perché, in fin dei conti, non si curano le malattie, ma si curano gli ammalati.

 

 

 

 

 

Dott. Claudio Graiff

 

 

(Primario emerito del Reparto di Oncologia dell’Ospedale di Bolzano)


 

 

Da qui puoi scaricare il pieghevole con l'articolo del dott. Claudio Graiff in formato PDF

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